03 Dicembre 2011

Papa Benedetto XVI invita a partecipare a "Caccia al campione" su TeleUniverso



Papa Benedetto XVI invita a partecipare a "Caccia al campione" su TeleUniverso.
"Non sfruttare il proprio talento sarebbe un peccato..." . Se volete partecipare al programma come concorrenti, tel. 0776-728050 o email a teleuniverso@teleuniverso.it. LA CACCIA CONTINUA...

 

 
21 Novembre 2011

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18 Novembre 2011

"IndignOti" il 26 e 27 novembre in scena a Roma al Teatro Lo Spazio

L’associazione Arte Teatro Eventi
presenta

IndignOti

Con
Carlotta Boccaccino
Bruno Petretti


Drammaturgia
Francesca Paola Scancarello

Regia
Natale Cutispoto

Organizzazione
Bruno Petretti

26 novembre 2011 - ore 21
27 novembre 2011 - ore 17

Teatro Lo Spazio, Via Locri, 44 - Roma

(traversa di Via Sannio, a 100 metri da Metro S. Giovanni) 

Per info e prenotazioni: 06 77078067
http://www.facebook.com/event?eid=182668791821991&view=wall&notif_t=event_wall


IndignOti

Atipici, autonomi, parasubordinati, a progetto, part-time, a termine, interinali…
Merce in vendita a pochi euro, nell’outlet delle prostituzioni occasionali.  Siamo i
flessibili, i lavoratori di questo presente ad intermittenza che frantuma il pensiero
del futuro. Ci rimangono poche parole e molti spasmi. I diritti violati e i sogni svaniti
lasciano un segno. Una ferita aperta in piena faccia che non si stanca di vomitare
storie, le nostre. Siamo noi  i protagonisti, gli  IndignOti, eroi sconosciuti domiciliati
nei recinti dell’indignazione.

Raccattiamo la vita a pezzi
e la mettiamo qui.
Tutta, chissà perché, non la possiamo avere
e ci facciamo bastare pochi brandelli.
Di passaggio da un qui a un lì,
siamo sempre pronti per un altrove,
dove essere quelli di un giorno diverso.
Procediamo a singhiozzo,
senza fisso domani.
Non sentiamo strappi,
solo questo galleggiare nell’apnea del presente.
Oggi non è per i solchi profondi
né per le lunghe attese.
Oggi non è nostro,
non è vostro.
Oggi è solo un desiderio ostinato,
il bisogno affamato di un sì,
almeno stavolta.

 
16 Novembre 2011

Casting "Caccia al Campione - Il ritorno!"

Casting "Caccia al Campione - Il ritorno!"
Dopo 25 anni di assenza, ritorna "Caccia al Campione!", lo storico programma di Teleuniverso per chi vuole esibirsi in televisione!
   
E' RIAPERTA LA STAGIONE!




Sai cantare, ballare, recitare, raccontare barzellette...ma non sai dove esibirti?
Hai una voglia matta di mostrare al mondo cosa sai fare ma non sai da dove iniziare?
Ogni volta che guardi la tv ti ripeti: "Io posso fare di meglio?"


...non sai fare nulla ma vuoi esibirti lo stesso?


"Caccia al Campione" dà la possibilità a chiunque, professionisti e non, di esibirsi liberamente in televisione.
Per fare spettacolo non occorre essere fenomeni, basta essere se stessi!

Il programma condotto da Gabriele Marconi andrà in onda da gennaio 2012 su Teleuniverso, in diretta tutti i mercoledi in prima serata.
Per anticipare il ritorno, il 7 e il 14 dicembre 2011 andranno in onda due anteprime: "Aspettando... Caccia al Campione!"

Ogni puntata i concorrenti si sfideranno a colpi di spettacolo. Ma solo uno di questi potrà accedere alla semifinale, e ambire a vincere il Primo Premio.

Per proporti contatta la redazione a:

CASTING "Caccia al Campione"

tel.: 0776/728050
email: teleuniverso@teleuniverso.it

Le prime audizioni avranno luogo:

Martedì 22 novembre 2011
ore 15.00
presso
Teleuniverso, v. della Libertà
03031 AQUINO (FR)


Caccia al Campione... è riaperta la stagione!

Ti aspettiamo!

Sito Web
http://www.teleuniverso.it

 
19 Settembre 2011

"UGO" VINCE IL CONCORSO DI CORTI TEATRALI A SPOLTORE

"UGO" VINCE IL CONCORSO DI CORTI TEATRALI A SPOLTORE
LA COMPAGNIA ARTE TEATRO EVENTI DI BENEVENTO VINCE IL PRIMO PREMIO RUSH! CON LO SPETTACOLO "UGO, TRATTO DA LOOPUS"

 

 Vivere ancora a casa con i genitori tra progetti e raccomandazioni. Una storia - ahinoi - assai comune, assai sentita. Il protagonista si chiama Ugo, è un trentatreenne e impersona tutti i precari che vivono oggi in Italia senza futuro e senza speranza. Il lavoro, o meglio la mancanza di esso, la preoccupazione che nei genitori inerti diventa ansia soffocante, sono soltanto il preludio di "Ugo tratto da Loopus", il corto teatrale che ieri sera ha vinto il premio Rush! nell'ambito del Festival Spoltore Ensemble, giunto alla 29^ edizione.

Il tema del precariato è così trattato con intelligenza, leggerezza, risultando un mix di comicità, emozione, amarezza e riflessione. Sul palco una scala, a rappresentare la società delle "scalate", ed una valigia che contiene la vita di Ugo e di sua madre. I tratti comici poi ripiombano, esattamente come nella vita reale, in dramma, quello della solitudine, della ripetizione (loop) meccanica ed inutile di gesti ed abitudini.
Il successo di "Ugo" è il frutto della bravura degli attori, Bruno Petretti e Carlotta Boccaccino, e per la equilibrata teatralità a metà tra la commedia e il dramma, del testo di Francesca Paola Scancarello e Valerio Vestoso e della regia di Natale Cutispoto.
Il pubblico, numeroso e partecipe, ha gradito particolarmente questa tragicommedia che tocca lo strato più profondo dell'animo umano, durante una serata calda, su un palco importante come quello del festival.
Arte Teatro Eventi di Benevento si porta a casa così il montepremi (800 euro come contributo alla produzione dello spettacolo) messo a disposizione dall'organizzazione, l'associazione PHtv, che ha completamente autoprodotto il concorso, senza sponsor.
Quattro spettacoli di grande qualità si sono alternati sul palco a partire dalle 22,30, spettacoli da 15 minuti, certo, ma "veri" spettacoli, compiuti, con un inizio ed una fine. Il pubblico ha dimostrato di gradire molto la formula e soprattutto la novità, che forse lo Spoltore Ensemble aspettava da qualche anno.
I quattro testi inediti, scritti, diretti ed interpretati da giovani compagnie provenienti dal Lazio e dalla Campania, attraverso i loro diversi linguaggi, hanno permesso al pubblico di ridere, piangere, riflettere, nello spazio di un'ora o poco più.
 
29 Agosto 2011

MARTINA STAVOLO ESALTA VASCO ROSSI: "UN AMICO DEI GIOVANI "E ATTACCA LIGABUE, MORGAN E VENDITTI: “SONO SOLO PIGMEI!”

MARTINA STAVOLO ESALTA VASCO ROSSI: "UN AMICO DEI GIOVANI "
E ATTACCA LIGABUE, MORGAN E VENDITTI: “SONO SOLO PIGMEI!”




La giovanissima Martina Stavolo, 24 anni, una cantante già nota alle scene musicali non solo per le sue qualità ma anche per il carattere forte e polemico, è intervenuta senza timori reverenziali nella polemica che ha diviso Vasco Rossi da alcuni suoi colleghi come Morgan, Ligabue e Venditti. La Stavolo parteciperà al programma “Talent fest”, sabato sera su Raiuno in prima serata. Alla vigilia, durante le prove della sua canzone (dedicata non  a caso a Vasco Rossi) ha dichiarato: “Il problema più grosso è questo: ci sono mafie che inquinano il mondo della musica, a difesa e sostegno spesso anche di interessi inconfessabili; troppe bugie, troppi sgambetti, troppe ipocrisie. E soprattutto poco spazio per chi ha talento e per i giovani… Questo è il cancro della musica. Vasco  Rossi, a cui sabato dedicherò la mia canzone, è un grande, un vero rocker, un amico e un esempio per noi giovani, uno che ha  autenticità, verità, onestà intellettuale. Anche in questi giorni, oppresso com’è dal suo malessere. E gli altri cantanti, i pigmei che osano contestarlo? Strepitano per difendere le loro posizioni, le poltrone… Morgan è un esempio? Sì, ma per dire ai giovani: “Non comportatevi mai, mai, mai come Morgan.” Venditti? Si contrappone a Vasco per consumare l’ultimo scampolo di popolarità: meglio sarebbe se facesse due passi indietro! Infine, Ligabue: qui siamo alla sfacciataggine, di fronte ai giovani. Alla presa per il sedere: aveva annunciato che avrebbe fatto salire sul suo palco qualche nuovo talento…sì, ma quando non c’era lui!”

29-08-11

 
23 Agosto 2011

Bilancio finale: Film festival in crescita

Bilancio finale: Film festival in crescita



di Vincenzo Scardapane


VASTO - Con la proiezione dell'ultima anteprima "Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma", presto un cult orientale di Tsui Hark, è terminata alle 2.45 di domenica la XVI edizione del "Vasto Film Festival". E' l'ora di fare un bilancio sulla manifestazione che soltanto nella serata finale ha richiamato migliaia di presenze, accorse al D'Avalos per vedere Paola Cortellesi. Quella che secondo la grande Mina è la miglior voce femminile italiana, ha ripercorso le tappe significative della sua carriera, raccontando aneddoti e le difficoltà in cui agli inizi si affacciava nel mondo del teatro e dello spettacolo. Una trafila lunga e poco remunerativa. Paola Cortellesi ha detto che in quei tempi doveva far tutto, doveva pensare perfino a montare le luci, sistemare le scenografia. In platea ad assistere ai suoi primi spettacoli c'erano 4 gatti. Non guadagnava niente. Ha insitito. Ha avuto la sua occasione e pian piano il suo talento si è imposto a livello nazionale su tutti i campi, cioè tv, cinema e fiction. Oggi per ogni puntata di Zelig intasca 200.000 Euro. Un prezzo di mercato congruo se pensiamo quanto poi Mediaset guadagni dagli introiti pubblicitari, cioè decine e decine di milioni.

Si parte quindi investendo e scommettendo sulle proprie capacità, anche se i risultati non sono tangibili e immediati. Nel lungo termine ci si accorge di aver seminato bene e si arriva al successo.
Un po' come sta avvenendo per la manifestazione Vasto Film Festival. Ha capacità di crescere tantissimo e le basi di questa crescita sono state buttate quest'anno. L'evento senza dubbio ha funzionato. Gli ospiti sono stati molto disponibili. La bellezza di Vasto e le sue prelibatezze gastronomiche hanno colpito gli artisti, che nella loro vita hanno viaggiato e di posti ne hanno visitati tanti.
L'incontro più coinvolgente è stato quello con Pupi Avati. I suoi aneddoti hanno stregato il pubblico presente nel Palazzo d'Avalos. Ha toccato le corde dell'animo più profonde, mettendo a nudo i sentimenti umani, anche quelli più spregevoli. Il senso di immedesimazione è totale. Avreste mai pensato che Pupi Avati avrebbe voluto buttare giù dalla torre Lucio Dalla devastato dall'invidia? Ebbene è successo davvero. E il racconto della vicenda è stato sublime.

La manifestazione Vasto Film Festival ha arricchito il pubblico che ha voluto assistere agli incontri con gli ospiti? Direi proprio di sì. Ha arricchito l'anima. E si può fare molto di più. Basta apportare qualche piccolo correttivo e spendere un po' di più, non molto.

E' doveroso da parte dell'amministrazione comunale un'operazione trasparenza sui costi, operazione che dovrebbe avvolgere tutti i settori della pubblica amministrazione, non solo quando si parla di cachet per attori, che danno l'idea di essere tanti soldi buttati. Non è così. Si tratta di un investimento anche per il futuro. L'anno prossimo, quando altri attori, magari più grossi, saranno contattati per venire alla XVII edizione del Vasto Film Festival, e questi vedranno che i nomi di quest'anno hanno fatto di questa manifestazione culturale una perla del centro sud, verranno più volentieri e le loro richieste di cachet potrebbero addirittura essere inferiori alle abituali compensando col prestigio. Se si ragionerà così per il futuro, la manifestazione crescerà.

Un correttivo doveroso è assolutamente quello di rispettare gli orari. Anche aprire in anticipo di mezz'ora le porte del d'Avalos è sbagliato. Magari arrivando anche un quarto d'ora prima dell'orario comunicato, ci si deve accontentare dei posti peggiori. Altra considerazione sui posti a sedere. Potrebbe chiamarsi il Vasto Aristocratic Film Festival. Duecento posti circa, i migliori, le prime sei file, sono riservate a politici, personalità e "varia aristocrazia vastese". In sostanza quelli che sono invitati e che non pagano il biglietto hanno diritto di avere in ogni caso posti migliori di chi paga. Non è giusto. Capisco il voler riservare 3 file che sono ben 90 posti circa, ma 6?! Sono troppe. La platea diventa una semplice metafora delle diversità sociali. I patrizi davanti e i plebei dietro. Mi appello al democratico sindaco Lapenna per cambiare questa cosa in futuro.

Ultima considerazione sull'orario. Non bisogna sottovalutare chi ha comprato solo il biglietto del secondo spettacolo. Annunciato per le 23.30, non è mai iniziato prima dell'una terminando alle 2.30 passate. E se il giorno dopo si deve andare a lavoro? Una cosa è andare a dormire all'una e un'altra lo è alle 3.
Il conduttore delle ultime due serate, Maurizio Di Rienzo, ha dimostrato di essere all'altezza della situazione. Preparato, disinvolto e pronto ad afferrare l'attualità. Con la Cortellesi non ha evitato domande scomode come quelle sulla attuale situazione televisiva e in particolare sulla Rai. Detto questo per far crescere il Vasto Film Festival si portebbe puntare su un conduttore vero e di serie A.
Spendere di più su questa figura non può che far bene, anche perchè è l'unico collante umano nall'arco delle 5 serate.

Ricordo inoltre edizioni in cui i film proiettati al d'Avalos erano tutti in anteprima. In questa appena terminata ce n'erano 3 o 4. Qualcuno ha fatto polemica su questo punto. I film in anteprima costano tanto e non attirano gente come l'ospite famoso. Oggigiorno si scarica da eMule, Megavideo e torrent. Purtroppo non si ha più la civiltà di pagare per il diritto d'autore. Basti contare le presenze a Kung Fu Panda 2 nella prima serata e nel resto dei giorni.
Vasto è una città straordinaria e deve credere di più in se stessa. Del Borrello ha promesso una straordinaria XVII edizione. Da grande uomo di cinema qual è non ho dubbi che sarà così.

VASTOWEB, 23-08-11

 
21 Agosto 2011

Vasto Film Festival 2011. Necessità del Festival e note stonate

Vasto Film Festival 2011. Necessità del Festival e note stonate

di Vincenzo Scardapane

VASTO - Vorrei dire la mia sul Vasto Film Festival bersaglio delle polemiche di Enzo La Verghetta, un lettore di Vastoweb che ha chiesto al sindaco Lapenna spiegazioni sui costi della manifestazione, che sarebbero uno schiaffo alla crisi economica.

Il tema è delicato, al contrario di ciò che potrebbe sembrare senza dovuti approfondimenti. In Italia si dice spesso che si dovrebbe investire di più sulla cultura. Lo hanno detto in coro anche Mariolina Simone e Kim Rossi Stuart, forse dimenticando il recente rifinanziamento del FUS per cifre che non vedeva da anni. Quindi cerchiamo di rispondere alla domanda: "Il Film Festival è una spesa prioritaria?". Per farlo cerchiamo di capire cosa si debba intendere per "prioritario" e se la res pubblica si debba o no interessare esclusivamente di ciò che sarebbe "prioritario".

In italiano "prioritario" è "ciò che deve avere la precedenza dinanzi a cose accessorie". E' certo che risolvere il problema degli scarichi di Fosso Marino abbia una connotazione accessoria certamente inferiore al Vasto Film Festival. Però questa demagogica e qualunquista considerazione deve essere filtrata dal carattere d'urgenza e (quasi) imprevedibilità dei fatti di Fosso Marino. Nessuno avrebbe mai immaginato che la splendida Vasto, terra d'oro dal mare limpido e premiata ogni anno dalla Bandiera Blu, avrebbe potuto regalare ai giornali e ai portali di informazioni, foto raccapriccianti in cui i liquami (e quando sui giornali leggete liquami sostanzialmente vuol dire "merda galleggiante") raggiungono direttamente il mare, dove i turisti hanno i piedi a mollo.

Allora cosa è prioritario? Non lo è forse bloccare l'abuso edilizio che si sta compiendo in tratti pericolanti con incredibile vista mare? Non sarebbe prioritario fare qualcosa per risolvere il problema più grave dei giovani vastesi che è la grandissima difficoltà nel trovare lavoro? Non sarebbe prioritario portare a galla un grave problema sommerso di questa città che è il pizzo richiesto ai negozianti, di cui incredibilmente nessuno parla? Esistono tantissime cose prioritarie. Potrei continuare l'elenco stilando un volume grande come quello delle Pagine Bianche. Non lo farò.
Mi limiterò a riprendere una frase simbolo del gruppo rock Litfiba: "Non è la fame ma è l'ignoranza che uccide". Il cinema è cultura. Gli italiani hanno necessità di cultura. Senza cultura tutto ciò che si vive non ha odore, non ha sapore. Non si riesce ad educare bene i propri figli. La cultura è fondamentale. La cultura è prioritaria. In Italia soprattutto, essendone culla.
Vasto ha assoluto bisogno del Vasto Film Festival. Non dimentichiamo che il nome della Città finisce sui giornali a livello nazionale solo per questa manifestazione, per la Festa dell'IdV e per spiacevoli fatti di cronaca.
C'è già stato un ridimensionamento del Vasto Film Festival a causa delle spese eccessive delle passate giunte, che però garantivano grossi calibri del cinema a livello internazionale.


Nota stonata - Quest'anno i nomi sono ottimi. Kim Rossi Stuart e i suoi occhi glaciali hanno affascinato tutte le signore e le donne presenti al d'Avalos e fuori. E gli uomini lo hanno apprezzato durante la proiezioni del discutibile Vallanzasca. Francesca Inaudi ha sorpreso i tanti che magari non la conoscevano come persona, ma solo in funzione dei suoi personaggi. L'organizzazione del Vasto Film Festival è perfetta. Una macchina rodata negli anni. Certo, ieri sera la proiezione del secondo film è terminata alle 2.40, irritando qualche membro del pubblico (pagante) che ha dovuto aspettare più di un'ora rispetto all'orario segnalato delle 23.30 per vedere Le amiche della sposa, ma credo che sia un peccato veniale. Meno veniale è il peccato di avere avuto la conduzione di Mariolina Simone, tanto preparata cinematograficamente quanto improbabile nell'intervistare gli ospiti. Ha peccato di eccessiva, anche urticante, autoreferenzialità. Anche l'intervistatore più ingenuo alle prime armi sa che al pubblico interessa l'intervistato. Esticazzi di chi fa le domande, quando ha visto il film, con chi, se ha pianto o meno.

Non credo che ai presenti abbia dato fastidio quanto agli addetti ai lavori, ma il fatto di non stuzziacare mai gli ospiti su temi piccanti, di interesse anche politico, ha portato a una totale aridità della chiacchierata con Kim Rossi Stuart, chiaramente a disagio per le domande discutibili che non lo hanno aiutato a superare la sua timidezza, perchè ricordiamolo: molti attori quando non interpretano ruoli e devono essere se stessi vanno nel panico e se sono timidi il risultato è la "pacatezza" di Kim Rossi Stuart. Molto meglio Francesca Inaudi che alla fine ha paradossalmente preso in mano la situazione mettendo a suo agio Mariolina Simone, non padrona della scena. Anche l'idea dell'attrice di lasciare spazio a domande dal pubblico ha finalmente ricordato alla Simone che non è che stesse al bar con la Inaudi a parlare dei fatti loro, ma dovevano interpretare le curiosità della gente, anche quelle pruriginose. Possibile che non sia stato chiesto "dato che in ogni film ti chiedono di spogliarti, come reagisce tuo marito? è geloso?".
Lo scorso anno Antonella Sciocchetti era stata disinvolta, professionale e molto preparata. Peccato che non ci sia stato un bis quest'anno.

VASTOWEB, 21-08-11

 
19 Luglio 2011

Vincenzo Scardapane, il successo di Studio 254

PERSONAGGI
Vincenzo Scardapane, il successo di "Studio 254"



Da sinistra, Tony Eustor, Cesare Lanza e Vincenzo Scardapane

VASTO - Trentaquattro puntate complessive: 32 di Studio 254 Show, più 2 di Studio 254 Gol "Zona Cesarone". Si chiude con successo il ciclo di spettacoli andati in onda sui canali 856 e 903 di Sky (Gold Tv Italia e Gold Tv Sat). L'autore è il vastese Vincenzo Scardapane, che si è cimentato nell'appena conclusa fatica televisiva insieme al suo collega Donato Moscati e alla coordinatrice Antonella Parmentola. Tony Eustor è il produttore esecutivo di un programma che nasce all'interno di Accademia Studio 254, la scuola di spettacolo dell'autore televisivo, teatrale e giornalista Cesare Lanza.

Protagonisti sono stati gli allievi della scuola. "E' stata una bella esperienza. Siamo soddisfatti di com'è andata. E a settembre l'Accademia Studio 254 ripartirà con nuovi allievi", dice Scardapane.

Ecco un video del programma: http://www.youtube.com/watch?v=BF5X-pymklA

VASTOWEB, 18-07-11

'Studio 254 Show - Trash o Qualità' e personaggi nuovi per la televisione

'Studio 254 Show - Trash o Qualità' e personaggi nuovi per la televisione
Il vastese Vincenzo Scardapane tra i protagonisti dell'Accademia di Cesare Lanza
a cura della redazione


'Studio 254 Show-Trash o Qualità' è il programma ideato, realizzato e condotto dagli studenti e dai collaboratori di 'Studio 254', l'Accademia di spettacolo e comunicazione di Cesare Lanza. Tra i protagonisti c'è il giovane vastese Vincenzo Scardapane.

"Personaggi nuovi per la tivù" è un corso-trasmissione, frutto di un progetto portato avanti da Lanza con determinazione, assolutamente innovativo ed unico nel suo genere in Italia. Ogni iscritto dell'accademia si sperimenta direttamente in tv nella mansione a cui aspira a seconda delle proprie vocazioni. Così chi vuole imparare a condurre presenta lo show, chi vuola fare l'autore tv viene subito catapultato nella complessa organizzazione di un programma televisivo. I cantanti si esibiscono nei brani proposti, originali o parodiati, o anche scritti da loro stessi. Chi aspira a diventare cabarettista o attore comico può sperimentarsi direttamente in imitazioni e skatch brillanti. E' un'offerta unica e rivoluzionaria nel settore della formazione televisiva e il fatto di avere come guida Cesare Lanza, fa di Studio 254 una delle migliori opportunità per imparare questo mestiere complicato e spesso inaccessibile. Si può dimostrare il proprio talento direttamente in scena. La messa in onda della trasmissione ha una copertura nazionale e ogni puntata può essere un test importante per ogni iscritto che poi si rivede in tv notando anche da sé le imperfezioni che l'inesperienza porta a commettere.

L'Accademia si trova a Roma, in via Appia Nuova, 254 (Zona Re di Roma). Se volete iscrivervi a 'Studio 254' contattate info@studio254.it o telefonate ai numeri 06-45434558 oppure 339-2038904. Il prossimo volto della tivù, potresti essere tu!

Links
http://www.youtube.com/watch?v=BF5X-pymklA



HISTONIUM.NET, 18-07-11

 
30 Giugno 2011

Studio 254 e l'offerta unica nel suo genere per chi vuol imparare il mestiere della televisione

'STUDIO 254 SHOW - Trash o Qualità'
realizzato dagli studenti di Studio 254, Accademia di Cesare Lanza




STUDIO 254 GOL - Zona Cesarone
di Cesare Lanza, realizzato dagli studenti di Studio 254


 
23 Giugno 2011

No al petrolio in Abruzzo, sì al ritorno al merito in Italia!!!

L'Abruzzo merita di mantenere inalterato il suo patrimonio naturalistico, così come i giovani meritevoli hanno diritto di non trovarsi la strada sbarrata dai raccomandati. Petrolio e spintarelle inquinano le nostre vite.
Diciamo basta! "Socrate 2000 - Ritorno al merito" è il movimento che si batte contro le raccomandazioni. Visita il sito www.socrate2000.com . Aderire è semplicissimo e assolutamente gratis... Basta dire "Aderisco" a redazione@socrate2000.com oppure scrivere direttamente al fondatore Cesare Lanza a cesare@lamescolanza.com

 
11 Giugno 2011

Studio 254 Gol - Zona Cesarone (Il nuovo programma di Cesare Lanza)



STUDIO 254 GOL. ZONA CESARONE

Credits
 
Produttore esecutivo
Antonio Eustor
 
Coordinazione
Antonella Parmentola
 
Autori
Donato Moscati e Vincenzo Scardapane
con Sante Alagia, Ilaria Ammirati, Roberto Caldara, Placido Cavallaro, Elisabetta Galletti, Marilag Marra, Fabio Marson, Antonela Stanciulescu
 
Costumi di
Antonietta Serra
 

In scena
 
L'arbitro psichiatra
Domenico Mazzullo
 
L'esperto scommettitore
Andrea Colacione
 
Le Cesarine
Valentina e Daniela Ciccone
 
Inviata per le interviste esterne
Sandra Ero
 
Il pittore numerologo
Gabriele Giardini
 
Il giornalista
Aldo De Luca
 
La voce di Betta, segretaria di Cesare Lanza
Antonietta Serra
 
Le voci degli imitatori
Gennaro Calabrese, Gabriele Marconi
 
Regia
Leo Todaro

Conduce
Cesare Lanza
 
con Pablo De Rosa e Giada Di Miceli 

 
11 Marzo 2011

Il Burlesque e l'arte di spogliarsi a Studio 254 Show

In onda stasera venerdì 11 marzo alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e mercoledì 16 marzo alle 20.00 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky)
Il Burlesque e l'arte di spogliarsi a Studio 254 Show



Il corpo femminile, specie quando si scopre, è da sempre motivo di fascinazione, ma, allo stesso tempo, ragione di controversie e polemiche, tra chi sostiene che lo spogliarsi è divenuto un costume eccessivo e chi, di contro, ritiene che ciascuno sia padrone del proprio corpo e quindi libero di usarlo come vuole.
Ma perché tanto fervore? Può considerarsi ancora un tabù il rapporto che donne e uomini hanno con il proprio corpo o la libertà di questi anni è davvero spia che qualcosa stia cambiando?
Il Burlesque è dunque il tema attorno al quale si sviluppa il nuovo appuntamento di Studio 254 Show – trash o qualità? la trasmissione televisiva realizzata dagli studenti dell’accademia di Cesare Lanza, in ondatutti i venerdì alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e il mercoledì alle 20.00 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky). Come sempre, durante la puntata si confronteranno le due squadre di opinionisti presenti in studio, moderati da Giada Di Miceli, Gabriele Marconi e Paolo De Rosa.
Ospite della trasmissione Lorenza Fruci, autrice del libro Burlesque, la ballerina Caterina Dileo, il cantante Davide De Marinis e Anna Ciriani, l’insegnante sospesa per il clamore legato ad un suo spogliarello durante una manifestazione a Berlino.
Discordi e lontane le tesi sostenute dalla squadra della qualità, capitanata da Viviana Bazzani e quella del trash, con a capo Emanuele Puddu. A far partire la discussione, particolarmente accesa e partecipata, lo spogliarello di Limen, colei che, all’interno del programma, personifica il confine tra il trash e la qualità.
La puntata, ricca di esibizioni, vivrà un momento di particolare simpatia grazie all’incursione della ragazza semplice di Anagni (Sandra Ero) in quel del comune di Anagni, dove, sotto l’occhio divertito del sindaco Carlo Noto, eseguirà uno spogliarello fuori dal comune!
Non mancheranno, infine, come è nello stile del programma, gli aforismi del trashologo Damocle, gli interventi dell’Umanologo, i contributi cantati e recitati degli allievi di Studio 254.
Per informazioni scrivere a: info@studio254.it o telefonare ai numeri 06.45434558, 339.2038904.

11-03-11
 
25 Febbraio 2011

Le mie 10 previsioni su Sanremo

Le mie 10 previsioni su Sanremo



di Vincenzo Scardapane

Lo scorso 10 febbraio, un po' per divertimento, un po' per sfida, ho registrato in un video su cellulare i miei 10 pronostici Sanremo. La data ovviamente mi permetteva di fare previsioni senza aver avuto la possibilità di ascoltare prima i brani e quindi soltanto in base alla storia del cantante e alle cose che ciclicamente si ripetono nel Festival. Devo dire che ho preso cinque previsioni su dieci, ottimo bottino valutando che sono state maturate completamente alla cieca. Mi permetto anzi di pentirmi per non aver giocato alla Snai.

LE 5 PREVISIONI ERRATE

"Giusy Ferreri tra le prime sei".

Non è nota la classifica al dettaglio di tutti i cantanti in gara. Ma capisco, ascoltata la canzone, perchè la Ferreri non sia arrivata sul podio. Innanzitutto è cresciuta artisticamente ed ha probabilmente abbandonato l'etichetta della cantante che proviene da X-Factor. Emancipazione pagata cara in termini di voti. La canzone non è immediata, dimostra una crescita. Uno scotto fatale per i seguaci di X-Factor.

"Anna Tatangelo seconda"

Il ripescaggio della Tatangelo, dopo la temporanea eliminazione, era ovvia. Da giudice di X-Factor ha attirato un vastissimo pubblico. Va comunque a pescare anche tra tutti i fan di Gigi D'Alessio, più il suo stesso zoccolo duro. Look camaleontico nel corso delle serate e un testo immotivatamente incazzato non restituiscono in numero di voti, l'impegno profuso dalla cantante ciociara nel cercare un brano più impegnativo e meno sanremese rispetto alle sue precedenti gloriose partecipazioni. Tecnicamente si conferma come la più precisa. Forse, mi ripeto, il testo di "Bastardo" non si attacca alla sua storia. E questo purtroppo arriva nell'interpretazione. Una piccola vendetta per Nathalie, che forse ha brillato più della sua "maestrina".

"La Crus ultima posizione (non faranno breccia tra i pochi telespettatori che seguiranno questo Festival)". Dal punto di vista televisivo i dati auditel non mi hanno dato ragione. Sappiamo benissimo che qualità e ascolti non vanno di pari passo. Ma questo è un altro discorso. Parlando dei La Crus, artificiosamente insieme solo per l'esperienza festivaliera poi ognuno per la sua strada, sono il gruppo che mi ha spiazzato di più. Poco noti al pubblico delle grandi occasioni, hanno sempre inseguito nell'arco della loro importante carriera sonorità totalmente diverse da "Io confesso", forte di un raffinato stile retrò e impreziosita dalla caldissima timbrica di Giovanardi. Bellissima e gradita sorpresa. La canzone più emozionante del Festival. Sono contento, a favore dell'arte, di aver sbagliato la previsione.

"Tricarico tra i primi 7". Passato il fattore novità, Tricarico dà il meglio di sè il giorno dei duetti col coro dei bimbi Sifasol. Non è arrivato al pubblico. Qui è d'obbligo per lo stralunato artista un mea culpa, sia per la scelta dell'arrangiamento e sia per l'eccesso di puerilità nell'interpretazione.

LE 5 PREVISIONI ESATTE

"Vecchioni vincitore della critica". Non era difficile immaginare che il primo vero cantautore che si rivede sul palco dell'Ariston dopo tanti anni, avrebbe catturato il sostegno della stampa, radio e tv private. Allargare questo successo a tutta la competizione canora è un grande piacere per gli amanti della storia del Festival, che torna a brillare in prestigio. Di Scanu o di Carta Sanremo può farne a meno (se non per scopi affini al nome del secondo).

"Albano andrà bene". E' il re del Festival da sempre e per sempre. Qualsiasi cosa canti, Al Bano arriva su. Garantito.

"Emma coi Modà piazzata bene". Successo costruito a tavolino? Solito sostegno dei votanti di Amici di Maria de Filippi? Niente di tutto questo. I Modà calcano le scene musicali da anni e anni, con tenacia e dopo aver continuato a crederci per tanti anni, nonostante la buona, ma non brillante esperienza del Festival del 2005, oggi raccolgono i frutti di tutto questo sudore. I Modà, aiutati certamente da alcune dinamiche discografiche e radiofoniche che hanno dato alla loro carriera un forte spintone tramite la Ultrasuoni, la stessa etichetta di Luca Dirisio tornato anch'egli onnipresente nelle principali radio commerciali collegate a questo "cartello" radiofonico, devono godere serenamente di questa popolarità e di questo affetto che il pubblico, sempre più ampio, ha dimostrato a loro.

Emma è un'ottima interprete. Avrà successo perché è genuina. Unica perplessità sulle caratteristiche vocali:  non ci bastava già Dolcenera?

"Patti Pravo e Anna Oxa fuori". La Patti resta un monumento vivente della cultura pop musicale italiana. Sanremo oggi non è più il suo palcoscenico. Capiamoci: è la kermesse che è cambiata, non l'estrosa artista veneta. Oggi la precisione dell'interpretazione è un valore assoluto figlio dei talent. Le sporcature purtroppo sono considerate come errori fatali imperdonabili. Chi l'ha detto? Quanti grandissimi cantanti non hanno mai regalato esecuzioni perfette, ma interpretazioni memorabili in cui la sporcatura diventa fondamentale per accrescere l'esibizione stessa?

Anna Oxa invece è ormai paragonabile, vittima della sua sofisticazione applicata a tutti i costi, al concetto di masturbazione. Si dà piacere solo per sè. Magari lei è avanti e noi capiremo tra anni e anni. Ma oggi paga con l'eliminazione da Sanremo il suo atteggiamento. Parliamo di una grande artista, è giusto ricordarlo. Altrimenti poi sembra di rimpiangere Scanu o Carta... No, no... W Anna Oxa tutta la vita...

 
VASTOWEB, 25-02-11

STUDIO 254 SHOW: PERCHÈ SANREMO È SANREMO?

In onda stasera 25 febbraio alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e mercoledì 2 marzo alle 20.00 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky)
STUDIO 254 SHOW: PERCHÈ SANREMO È SANREMO?

 


Comunque vada sarà un successo… Stiamo uniti… Perché Sanremo è Sanremo… sono alcune espressioni lanciate negli ultimi anni dai presentatori del festival della canzone italiana di Sanremo e diventate, poi, veri e propri tormentoni. Ad una settimana dalla chiusura della manifestazione canora e televisiva più importante del panorama italiano, si possono trarre i primi bilanci, e non solo di introiti pubblicitari, su questo evento ogni anno più discusso e discutibile.
Perché Sanremo è Sanremo? Cosa determina il successo del festival più importante di Italia? Se na parla nel nuovo appuntamento di Studio 254 Show – Trash o Qualità? la trasmissione televisiva realizzata dagli studenti dell’accademia di Cesare Lanza, in onda tutti i venerdì alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e il mercoledì alle 20.00 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky). Come sempre, durante la puntata si confrontano le due squadre di opinionisti presenti in studio, moderati da Giada Di Miceli, Gabriele Marconi e Paolo De Rosa.
Dopo una sintesi filmata delle cinque giornate sanremesi, con i suoi protagonisti e i suoi vincitori, il fulcro della discussione ha interessato il connubio tra evento televisivo e festeggiamenti del 150° anniversario dell’unità di Italia. Può quest’ultimo aver decretato il successo della kermesse canora?
Molto diverse e distanti le posizioni tra chi, a partire dal professor Mazzullo, ha criticato aspramente le modalità con cui l’anniversario è stato ricordato, compresa l’esegesi dell’inno di Mameli declamata da Benigni, e chi, invece, ha ritenuto quello del comico toscano un momento di televisione da ricordare.
Ospiti della serata il paroliere ed autore televisivo Andrea Lo Vecchio, la cantante Fanya, ingiustamente eliminata dalle selezioni di Sanremo giovani nonostante il suo pezzo fosse tra i più clikkati sul sito della Rai, e il giornalista Alfonso Bottone. Particolarmente pungenti ed interessanti le pagelle su Sanremo di Cesare Lanza.
Non sono mancati infine, come è nello stile del programma, gli aforismi del trashologo Damocle, i contributi cantati e recitati degli allievi di Studio 254.
 
Per informazioni scrivere a: info@studio254.it o telefonare ai numeri 06.45434558, 339.2038904.
 
25-02-11

 
07 Febbraio 2011

FRANCESCO PANNOFINO: “HO INTERPRETATO TANTE VOLTE L’ASSASSINO, MICA VUOL DIRE CHE SONO UN KILLER!”

INTERVISTE

FRANCESCO PANNOFINO:
“HO INTERPRETATO TANTE VOLTE
L’ASSASSINO, MICA VUOL DIRE CHE SONO UN KILLER!”
Tra i migliori doppiatori italiani, grazie alla serie Boris e allo spot tormentone di una nota compagnia telefonica è uno degli attori più popolari del momento. “Recitare è un mestiere faticoso e se non hai talento e capacità ti sembra di scalare una montagna”



di Vincenzo Scardapane

Angiola Codacci Pisanelli sostiene sul suo blog dell’Espresso che la Tim per il suo spot tv avrebbe fatto un grosso affare arruolando Francesco Pannofino, al fianco di John Travolta e Michelle Hunziker. La spiegazione consisterebbe nel fatto che “da George Clooney a Denzel Washington ad Antonio Banderas, nei cinema italiani la voce è sempre sua. Così l’azienda che lo scrittura per affidargli un claim, conquista la voce – e quindi la suggestione – di una quantità di testimonial che sarebbero sicuramente infinite volte più costosi di lui”. Non è una teoria trascurabile, soprattutto se consideriamo l’importanza che la voce ricopre, per conquistare i consumatori in tv e in radio.
Oggi se parliamo di Francesco Pannofino, probabilmente siamo costretti a citare il suddetto spot e specificare che è quello che irrompe con le cuffie nel dialogo tra la nazional-popolare Michelle Hunziker e la star hollywoodiana di Pulp fiction. Oppure potremmo indicarlo come “quello che interpreta Sonsei nei Cesaroni”. E se volessimo approfondire ancora, potremmo specificare che si tratta di uno dei migliori doppiatori italiani, voce ufficiale di George Clooney, Denzel Washington, Antonio Banderas, Tom Hanks in Forrest Gump, Kevin Spacey in Seven, Michael Madsen in Kill Bill e tutta una serie infinita di doppiaggi in tutti i generi e in tutti i ruoli.
Pannofino raccoglie oggi, a 52 anni, i frutti della carriera di doppiatore e attore brillante di cinema, teatro, fiction e radio. Una carriera che ha visto un’impennata improvvisa anche grazie a Boris e alla sua interpretazione del famigerato personaggio Renè Ferretti. Per chi non avesse ancora scoperto questa serie prodotta da Wilder e Fox, Boris è l’anti-serie che utilizza il metalinguaggio della fiction. Racconta cosa accade dietro il set di Occhi del cuore, una serie di fantasia che fa il verso a Incantesimo. Tutte quelle che potrebbero sembrare follie da set, dinamiche politiche assurde e trame torbide di potere, altro non sono che una fedele rappresentazione della realtà di Rai e dirigenti costretti a piazzare attori e attrici, protetti dalle alte sfere e poco talentuosi.
Una feroce critica alla tivu di stato e per estensione alla società italiana. I personaggi di Boris tutto sommato sono cattivi, anche soltanto in parte. Renè Ferretti, personaggio interpretato da Francesco Pannofino, è un regista cosciente di realizzare una fiction di bassa qualità, frustrato proprio da quelle che sono le sue velleità artistiche e potenzialità. Celebri i suoi tormentoni, quando ad esempio carica la troupe al fine di portare a casa la scena dicendo dai dai dai, o quando sottovoce dà della cagna maledetta a Corinna, l’attrice raccomandata, o ancora quando esorta tutti gli attori, quelli bravi soprattutto, a recitare a cazzo di cane, per evitare che i cani diano troppo nell’occhio, riuscendo così a livellare il tutto.
Trasmessa da Sky, e ora anche su Cielo, il successo di Boris tra i giovani è dovuto soprattutto al download da internet. Fenomeno unico in Italia, diventato cult dopo tre stagioni, ha convinto Rai Cinema e la Wildside a produrre Boris–Il film, in uscita a marzo 2011 nei cinema.
Chi è ancora Francesco Pannofino? Per saperne di più lo abbiamo incontrato. A fine ottobre è stato al cinema in Maschi contro femmine di Fausto Brizzi. Reduce da un’esperienza, in luglio, a Cuba per le riprese di un altro film, Cuba te espera, questa volta insieme con Enrico Brignano di cui interpreterà suo fratello, si lascia andare a racconti sulla situazione sociopolitica, la popolazione, la povertà e allo stesso tempo la spensieratezza del luogo, e di tutte le varie contraddizioni del regime castrista. Non nega di essere un po’ vittima del mal di Cuba. Dal 29 dicembre 2010 al 23 gennaio 2011 sarà alla Sala Umberto di Roma per Ladro di razza, una commedia tragi-comica con Rodolfo Laganà e Francesca Reggiani.
Non si può non ricordare anche un progetto importante per Pannofino, che ha ottenuto critiche lusinghiere e che ha fatto il giro di rassegne italiane e internazionali: L’uomo fiammifero, un film low-cost uscito nel febbraio scorso, che lo vede protagonista e che ha qualificato il regista Marco Chiarini come il Tim Burton italiano. La presenza del doppiatore avrà certamente dato maggiore credibilità all’opera prima del giovane cineasta italiano. A tavola Pannofino sfoggia la sua romanità ordinando un trittico ignorante, assaggi di bucatini all’amatriciana, alla carbonara e con cacio e pepe. Dà l’idea di essere una persona che lavora tanto in un settore che gli concede notorietà, ma che non si lascia cadere nella trappola del divismo.
 
Partiamo dal film di Boris. Senza dubbio Boris è la serie tv italiana più intelligente in circolazione, che riesce ad attirare un pubblico che solitamente non guarda la tv. Sei orgoglioso di aver creduto a questo progetto fin dall’inizio?
“Certo. Il film oltretutto è serio. So che è la serie più scaricata da internet. Su Youtube ci sono molti stralci. In tv è in onda anche su Cielo. Credo che Boris sia seguito perché racconta un mondo che di solito non si rivela. Il film nel film è stato già realizzato, però questo ambiente molto italiano in cui vengono realizzati i vari Gli occhi del cuore esistono eccome. Quindi il pubblico intelligente che ha anche un po’ di senso dell’umorismo, non cattivo ma cinico, nero, secondo me riesce ad apprezzare Boris”.
 
Nella serie traspare una cattiveria feroce...
“Sì, una cattiveria che poi fa ridere, perché ti mette dalla parte dei poveracci. Quelli che sono sul set e che fanno un lavoro raccontato come infame. E alla fine la fiction è pure di pessima qualità. Quindi prendono schiaffi da tutti! Pubblico e critica”.
 
Invece cosa rappresenta La formica rossa, bellissimo cortometraggio progresso realizzato da Renè Ferretti, progetto diverso da Gli occhi del cuore?
“Dimostra che Renè Ferretti sa fare cose belle se vuole. Nonostante utilizzi mezzi poveri come un tavolino e una formica. Nella realtà, ad esempio, ha a disposizione solo testi scritti a cazzo di cane, gli attori non sono giusti nei loro ruoli perché bisogna accontentare troppe persone. Tutti vogliono fare gli attori. Basta che una ragazza sia bella che vuole fare l’attrice, lo stesso vale per un ragazzo. Pensano sia un non-mestiere! Invece non è così. È un mestiere vero e proprio. Lo dico perché dopo trent’anni di carriera mi viene più facile recitare. Ho imparato il mestiere e quindi per affrontare un personaggio non ho l’ansia. Se non si hanno le capacità professionali ti sembra di scalare una montagna. Quando invece sei padrone del mezzo, hai un po’ d’esperienza e talento, il personaggio viene da sé, senza fatica, tranne quella fisica perché, ricordiamolo, è un mestiere faticoso. Per girare un film si fa una fatica bestiale. Si immagina il mondo dello spettacolo fatto di night, locali fighetti e tutte queste frivolezze: non è vero niente! Devi andare a letto presto perché la mattina ti devi svegliare alle 6, se non alle 5 per andare sul set”.
 
Un attore deve interpretare tante emozioni e magari piangere per un giorno intero, girando sempre la stessa scena, come successo a Sabrina Impacciatore in Baciami ancora. È stancante fare l’attore anche da un punto di vista emotivo?
“Beh, ci sono varie tecniche. Appunto il mestiere aiuta. Sabrina è un’amica ed è pazza come un cavallo! Ho fatto spesso scene in cui dovevo piangere e se ti giochi le lacrime... Se mi concentro riesco a piangere, ma se magari piango in prova oppure al primo ciak, o ancora su campo lungo quando non serve a niente, al primo piano devo ricominciare tutto da capo! Le donne invece adorano piangere e ne ho viste alcune farlo in modo stupendo.
La cosa più importante per un attore è quella di pensare alle battute che sta dicendo, così risulta vero, come nella vita, sennò l’emozione non arriva... Perché il pensiero passa prima negli occhi. E poi dipende molto anche dal regista, da come ti inquadra, dall’atmosfera che si crea sul set, dagli altri attori. Secondo me se sono tutti bravi è meglio”.
 
Boris è ciò che ti ha dato maggiore visibilità per la tua carriera, che ora ha subìto un’impennata repentina. Però ricordiamo i tuoi inizi negli anni ’70, al teatro Stabile di Trieste. Com’è andata? Qual è stata la molla che ti ha fatto scegliere questo mestiere?
“È stata una cosa naturale! Da giovane facevo insieme con alcuni compagni di scuola delle imitazioni... insomma un cazzeggio fatto nel modo più professionale possibile, col pubblico che si metteva seduto ad assistere. E di tutto quel gruppo, ero considerato il più talentuoso.
Allora molti amici mi hanno incoraggiato. La mia prima attività è stata il teatro nelle scuole. Dopo una tournèe col teatro Stabile di Firenze. Fui reclutato tramite selezioni. Dovevano metter su una compagnia enorme di 35 attori e 26 comparse. Si metteva in scena L’affare d’Anton. Questo genere di produzioni non si può fare più”.
 
Parliamo invece della tua esperienza in radio. Per un doppiatore la voce è uno strumento fondamentale. Può contare solo su di essa per far uscir fuori l’anima del testo recitato. La radio consente di ascoltare, ma non di vedere. Qual è stato il tuo approccio con questo mezzo?
“Quando cominciai ero un grande ascoltatore di radio. La cosa più affascinante è che tu immagini le facce di quelli che parlano. Se stai facendo del varietà o una finzione, ancora meglio! Perché stimoli la fantasia in modo clamoroso e crei il tuo film personale ed esclusivo.
Era il 1982 e venni a sapere che Diego Cugia e Massimo Catalano facevano da Milano un varietà su Radiouno e che l’avrebbero spostato negli studi di Roma. Cercavano un attore per la diretta. Quindi andai a parlare con gli autori, e ci trovammo. Io ero abbastanza scatenato all’epoca”.
 
Avevi già iniziato esperienze col doppiaggio?
“No, il doppiaggio lo facevo poco e male. Solo dopo aver fatto teatro, che è il padre di tutti i nostri mestieri, si può affrontare qualsiasi cosa... Dal teatro si impara tutto”.
 
Non attraverso il cinema, la soap...?
“Col cinema la puoi dare a bere, perché, daje e daje, due o tre battute le dici. Ci sono più trucchi come il montaggio, la luce. Per i piccoli ruoli ce la si può cavare, la scena può funzionare, a meno che non si debbano interpretare grossi personaggi e allora casca l’asino. Al teatro no! Se fai il cameriere che entra con una sola battuta e sei stonato, arrivi come uno schiaffo al pubblico. Lo dico ai giovani, recitate anche in situazioni precarie, con mezzi poveri, allestimenti non professionali. Non è che devi lavorare per forza con Ronconi all’inizio.
Il teatro che vuol dire? Che uno sposta le sedie, si mette lì e recita. E la gente guarda. Ed è ancora meglio della radio, perché il pubblico ci deve credere. È necessario avere dimestichezza con le battute, saper stare sul palcoscenico, sempre a favore del pubblico, mai dare le spalle! Sembrano tutte banalità, invece sono l’abc fondamentale!”.
 
Poi dal teatro è scattato qualcosa e hai iniziato col doppiaggio.
“Sì, perché parallelamente iniziava ad andare meglio col doppiaggio. Intanto facevo provini per film, ma non mi prendevano mai. Tant’è che ci avevo quasi messo una pietra sopra, mi dicevo “non sono adatto”, “non ho la faccia giusta”.
Non ero niente, né giovane né vecchio, né brutto né bello, né grasso né magro. Crescendo la faccia assume una sua caratteristica definita. Ho cominciato a recitare i ruoli da cattivo, gli assassini, i ladri, i figli de na mignotta.
Poi invece sono stato nel cinema con Aldo, Giovanni e Giacomo, in Notturno bus e in tv con Boris hanno scoperto che posso fare la commedia, che secondo me è anche la cosa che mi viene meglio”.
 
Notturno Bus è stato apprezzato dalla critica. Il cast molto forte, Giovanna Mezzogiorno in primis...
“È un’ottima commedia noir... Io sono l’impiegato del lavoro sporco, un cattivo imbranato. Direi che quel film abbia avuto sfiga. Non ha avuto l’incasso che meritava. Purtroppo per motivi di politica commerciale, l’hanno distribuito a maggio e la Mezzogiorno aveva fatto altri film che non potevano uscire insieme. Insomma è stato un po’ penalizzato. Però so che è stato venduto. Esce in Cina”.
 
Preferisci i ruoli da cattivo o da buono?
“Preferisco i ruoli brillanti. Mi piace molto far ridere, ma non disdegno il ruolo drammatico. E poi bisogna saper fare un po’ di tutto sennò non se magna!”.
 
Pian piano sei diventato una delle voci più importanti del doppiaggio italiano. Tutti sanno di George Clooney, Denzel Washington, Daniel Day Lewis e una sfilza infinita di personaggi americani. Ritieni che devono un po’ del loro successo anche a te?
“Non sono d’accordo perché il doppiaggio è la traduzione italiana di un film. Vedi la differenza tra fare teatro, la radio o l’attore è che doppiando reciti una parte che hanno già recitato. Devi dare le stesse emozioni in italiano, il che è un gran bel mestiere”.
 
Ci sono scuole diverse di pensiero sul doppiaggio.
“Sì, ci sono quelli che non lo vorrebbero... d’altra parte è un’ulteriore trucco cinematografico per rendere comprensibile il film. È meglio dei sottotitoli che sporcano l’immagine”.
 
Perché se leggi i sottotitoli non guardi il film...
“E perdi magari una bella inquadratura, gli occhi di un attore o di un’attrice. Non ho mai visto nessuno che al cinema non si è emozionato perché il film non è in lingua originale. Il doppiaggio distrae se è brutto, fatto male, se è stonato. Ma la scuola del doppiaggio italiano è la migliore. Tant’è che all’estero vedi gli stessi film doppiati in francese, in spagnolo, in inglese e percepisci che la voce si scolla dalla faccia”.

Hai mai avuto modo di frequentare gli attori americani a cui presti la voce?
“Frequentare no. Ho conosciuto George Clooney. Mi ha telefonato per ringraziarmi perché gli era piaciuta la voce. E Michael Madsen, il cattivo di Kill Bill, quando è venuto in Italia per fare promozione, mi voleva conoscere e l’ho incontrato. Mi ama, mi ama molto!”.
 
Isaac Hayes, doppiatore di Chef, personaggio di South Park, ha lasciato la serie perché si è sentito attaccato come membro di Scientology, organizzazione spesso oggetto di scherno da parte degli autori del cartoon Parker e Stone. Se ti sentissi attaccato nei tuoi valori, lasceresti il progetto a cui stai lavorando?
“Intanto ne approfitto per dire che queste aggregazioni avranno pure un nobile intento, però se sono così dure da indurre uno a lasciare il lavoro... Allora se uno mi dice che sono della Lazio in modo dispregiativo, che faccio? Lascio? No. Non lascerei mai. Ho fatto un sacco di volte il ruolo dell’assassino, mica vuol dire che sono un killer (ride, ndr). Anzi fare l’attore è catartico, libera da tutte queste patologie, perché una volta che lo fai per finta, nella realtà non c’è pericolo. Ad esempio ho fatto dei doppiaggi nel Barbarossa di Renzo Martinelli e non sapevo si trattasse di un film leghista voluto da Bossi. L’ho scoperto dopo leggendo gli articoli che ne parlavano. Poi Martinelli mi ha confermato tutto. Il film è andato male, era brutto”.
 
Hai mai doppiato John Travolta in un film?
“No”.
 
Però sei il suo doppiatore nello spot della Tim. Ti piacerebbe diventare la sua voce?
“Penso lo facciano già benissimo i suoi attuali doppiatori, Claudio Sorrentino, che lo fa da sempre, e, a volte, Roberto Chevalier. La storia dello spot è diversa. Quando mi hanno chiamato, ho detto subito che non ero il doppiatore di Travolta e mi hanno risposto: “Tu fai soltanto il doppiatore che interviene”. Ora tutti pensano che io sia il suo doppiatore, ma non è così”.
 
Tra l’altro la regia di quello spot è di Alessandro D’Alatri. Vorresti fare un film con lui?
“Certamente! D’Alatri ha un senso dell’umorismo eccezionale e adoro questo tipo di persone. Assomiglia molto al personaggio di Renè Ferretti. Molti erano convinti che io imitassi lui, ed invece quando giravo Boris non lo avevo ancora conosciuto. Mi ispiravo più ad altri con cui avevo lavorato, tipo Luigi Perelli, che ha firmato la regia di Un caso di coscienza le cui riprese erano avvenute in contemporanea con quelle di Boris 1”.
 
Un caso di coscienza potrebbe essere uno scheletro nell’armadio del tuo curriculum?
“No, erano dei gialli scritti anche abbastanza bene... Ho fatto due stagioni di quella serie e Luigi Perelli è così, prorompente sul set. Non un regista timido che sta dietro il monitor. Diciamo che come veemenza del personaggio per Renè mi sono ispirato a lui. Tornando a D’Alatri. I suoi collaboratori, tutti fan di Boris, mi hanno chiesto se mi ispirassi a lui e mi dicevano “ma lo sai che sei veramente uguale!”.
Io lo conoscevo di fama, ma non l’avevo mai visto. Quando l’ho incontrato, ho notato i suoi baffi, la mosca, e quel certo tipo di voce... Ho pensato: “È proprio Renè”. E mi sono commosso. Mentre giravamo sembrava ancora di più. Lui sta al monitor e grida “buona!” alla stessa maniera di Renè”.
 
Un’imitazione ante litteram...
“Infatti. E pensa che D’Alatri sa le battute di Boris a memoria. Me le cita lui stesso”.
 
Boris ha lanciato tanti tormentoni tra i giovani. Questa è un’arma a doppio taglio, nel senso che magari ti stufi?
“Ma no. Tutti mi chiedono fammi dai dai dai, e fammi a cazzo di cane. Ci sono altri che stanno messi peggio, come Max Bruno che interpreta Martellone. La gente gli va davanti e gli fa bucio de culo. Oppure Carletto de Ruggeri, in Boris Lorenzo lo stagista schiavo.
Lo fermano per strada e gli gridano “ah merda”. A loro è andata molto peggio. E vogliamo parlare di Carolina Crescentini? Le gridano “cagna maledetta”! Il che per un’attrice non è il massimo. Tra l’altro Carolina è bravissima. Attori e attrici che devono interpretare l’attore cane, di solito lo fanno di maniera, come si interpreta l’ubriaco e cose simili. Invece lei lo fa in modo così bello, giusto, vero”.
 
Il film di Boris inizialmente sarebbe dovuto uscire al cinema nel mese di novembre. Invece è slittato a marzo. In questo caso Renè Ferretti vorrà fare un salto di qualità?
“Si ritrova tra le varie vicissitudini dell’affrontare un film per il cinema. Ha intenzione di realizzare qualcosa di qualità, di spessore, ma, gira che ti rigira, finirà sempre nella solita merda. Perché purtroppo dalla merda non si esce. Il film è pessimista, nel senso che non si ravvisa la speranza che c’è nella serie per cui un’altra televisione è possibile.
Chiaramente nella realtà per fortuna non è proprio sempre così. Esistono alcuni aspetti che noi raccontiamo in Boris, però ci sono anche isole felici dove qualcosa di qualità può venire fuori. Secondo me il cinema italiano non è supportato proprio da noi italiani. Si è visto anche a Venezia.
Così il pubblico è portato a credere che i film non considerati dalla Mostra siano mediocri. Non dico che dovrebbero agevolare i film italiani, ma ho letto di film con dieci minuti di applausi e grandi ovazioni come per 20 sigarette ambientato a Nassiriya (vincitore di Controcampo italiano, la sezione del Festival di Venezia dedicata al cinema nostrano, ndr)”.
 
Tornando a Boris–Il film. Come è possibile che la Rai abbia deciso di produrre un film in cui sostanzialmente viene derisa?
“Mentre giravamo la terza serie, il produttore Lorenzo Mieli mi ha detto che Rai Cinema era interessata a produrlo.  Pensano che sia un’operazione cinematografica azzeccata. E poi ci vuole anche un po’ di autoironia”.
 
Hai qualche anteprima, qualche piccola esclusiva su Boris?
“So che il film è bello. È il parere anche di Fausto Brizzi produttore in piccola parte. Stanno finendo il montaggio, ma il grosso è fatto. Poi Brizzi è uno che è riuscito a fare Maschi contro Femmine con Rai Cinema e Femmine contro Maschi con Medusa. Sono due film complementari. Brizzi è giovane, ma molto bravo. Ha un gran senso dell’umorismo e allo stesso tempo ha l’autorevolezza per gestire un set con un cast così importante”.
 
Lui ha scoperto la Crescentini. Ci sono registi con cui ameresti lavorare particolarmente?
“Come no, tantissimi. Nanni Moretti per esempio”.
 
Quindi prediligi film impegnati? Fai sempre scelte molto oculate?
“Impegnati sì, purché abbiano spessore. Poi può capitare di fare tutto, ma mi piacerebbe raccontare sempre delle storie belle.  Sono anche fortunato perché magari mi propongono cose non molto belle, e in quel momento non posso e quindi ho la scusa per rifiutare. Bisogna fare anche delle rinunce perché non si può sempre fare tutto”.

Perché hai deciso di recitare ne L’uomo fiammifero, esempio di scelta oculata, dato il riscontro della critica?
“Girammo quel film più di tre anni fa, in modo piuttosto grossolano. Poi l’autore, Marco Chiarini, è stato bravo. L’ha assemblato aggiungendo delle animazioni al posto di scene non girate o venute male. È riuscito a farne una bellissima storia. Tutti quelli che l’hanno visto, e purtroppo sono pochi, lo hanno amato”.
 
Ci sono altri progetti con Chiarini?
“Sì, ci siamo visti pochi giorni fa e lui è ancora preso dalla promozione de L’uomo fiammifero. Sta chiudendo contratti e credo che il film vada nel mercato dell’home-video di Medusa. E poi si sta muovendo per vendere i diritti alla tv”.
 
Parliamo della distribuzione, com’è possibile che un film così apprezzato dalla critica non venga distribuito in modo adeguato?
“Ha vinto diversi premi, anche in Egitto, è stato in festival importanti, ha ottenuto due candidature ai David di Donatello. Fossi stato un distributore sicuramente avrei investito su questo film. Non capisco. È una bellissima favola, realizzata con garbo e spessore. Se nessuno tra i distributori si interessa a questo film, vuol dire che non capiscono niente. Non mi spiego perché nessuno abbia contattato Marco per proporgli qualcosa. Lui personalmente ha fatto il possibile”.
 
Succedono spesso cose del genere in Italia?
“A me è la prima volta che capita una situazione come questa de L’uomo fiammifero. Tutti gli altri film a cui ho partecipato avevano già la loro distribuzione. Io avevo quasi perso ogni speranza per quel film. Ogni tanto sentivo Chiarini che mi aggiornava e mi rendevo conto della difficoltà. Poi, una volta uscito, ha partecipato a premi, rassegne, e chiunque lo abbia visto dice che è bellissimo.
I distributori forse non si fidano, non hanno voglia di vederlo, non so. È un mistero! Ci sono personaggi nel cinema che hanno un cinismo smisurato e magari lo giudicano come una favola per ragazzini, senza pensare che il mercato dei film per bambini è anche quello più proficuo. Guarda gli americani come ci fanno i soldi. Quelli sono furbi.
L’uomo fiammifero piace ai bambini, ma anche agli adulti. È italiano, originale, crudo, mette anche un po’ paura e i bambini adorano aver paura. Se metti il lupo cattivo è fatta. Beh ci sono avvenimenti che non so spiegare”.

Tornando al doppiaggio. Ci sono intere famiglie di doppiatori. Si potrebbe definire il mondo del doppiaggio come una casta?
“Ma no, non è vero. Ti spiego subito perché ci sono le famiglie. Quando uno comincia da bambino a fare il doppiatore, da grande è più facile. Succede che la mamma doppiatrice porta con sè in cabina di doppiaggio il figlioletto, il fratellino. Se all’improvviso serve la voce di un bambino, per facilità utilizzano quelli già presenti. E si diffonde così la passione. Ma non c’è assolutamente nessuna tradizione di famiglia! A me nessuno ha chiesto “di chi sei figlio”.
 
Grazie al doppiaggio hai conosciuto la tua ex moglie, Emanuela Rossi (voce di Michelle Pfeiffer, Nicole Kidman, Uma Thurman, Sophie Marceau, Isabella Rossellini, Mercedes Ruehl e Bridget Fonda, ndr)?
“Lei ha cominciato da bambina, perché lo faceva il fratello più grande. Poi iniziò pure suo fratello più piccolo”.
 
Vi capita di lavorare insieme?
“Si! Oggi siamo di nuovo marito e moglie. Ci eravamo lasciati, ma ci siamo rimessi insieme. È difficile tornare indietro, però succede. Probabilmente ci siamo guardati intorno, ma non abbiamo trovato proprio niente di meglio (ride, ndr). Ci siamo detti “chi ce lo fa fare?”.
 
Faresti avvicinare tuo figlio al mondo del doppiaggio?
“Sì, si sta avvicinando. Ha già fatto dei doppiaggi. E anche un po’ di cinema. È venuto con me sul set, ma per ora è meglio che faccia il suo mestiere di ragazzino e di studente”.
 
Quanti anni avevi nel 1978?
“20 anni”.
 
Quell’anno è successa una cosa molto particolare nella tua vita. Stavi andando a prendere un autobus in via Fani, e hai assistito alla carneficina della scorta di Aldo Moro. Cosa ricordi?
“Tutto. Ricordo tutto. L’odore del piombo. Ho visto le facce di quei poveracci. Quello è il ricordo più brutto. Essendo stato testimone, ho seguito tutta la vicenda da vicino. Ho letto i libri e, ancora adesso, non si sa. È stata una faccenda gestita male”.
 
Che idea ti sei fatto?
“Un’idea basata sulle carte. Ad un certo punto Aldo Moro vivo non interessava più a nessuno. Anzi. Sarebbe stato un ostacolo. E anche gli amici purtroppo hanno dovuto decretarne la fine. Terribile”.

Quello che hai visto, cosa è stato?
“Un blitz militare molto preciso. E via. Mitra. Sono scappato dalla parte opposta, non sono rimasto a guardare. Poi sono ritornato per vedere quello che era successo e li ho visto la carneficina. Quando sono arrivato, Moro non c’era più”.
 
Come accennavi, poi hai seguito la vicenda.
“Sì, certo, tutta la prigionia e i personaggi coinvolti: come quel falsario, Chichiarelli, autore del comunicato falso in cui c’era scritto che Moro era stato ucciso e buttato nel lago della Duchessa. Si sono messi a scavare nel ghiaccio. C’era questo lago completamente ghiacciato, senza neanche una buca. Come era mai potuto essere stato manomesso con tutto quel ghiaccio? Mi sembra assurdo. I carabinieri cercavano nel ghiaccio il corpo di Moro ancora vivo. Si è saputo soltanto dopo che il falso comunicato era stato commissionato da questo americano col cognome russo, Steve Pieczenik, inviato dalla Cia come esperto in terrorismo internazionale, mandato a chiamare da Cossiga. Chichiarelli, che morì anni dopo in una rapina, era ignorante, c’erano errori di grammatica nel comunicato. Io che avevo 20 anni avevo capito che era falso. Le brigate rosse scrivevano comunicati a carattere intimidatorio, ma erano scritti bene, in un italiano corretto”.
 
Credi nella teoria del complotto?
“Sì. Il falso comunicato che annunciava che Moro era morto aveva la finalità di vedere come avrebbe reagito alla notizia l’opinione pubblica. Perché già sapevano. Stavano prendendo una decisione. È inutile che si neghi ancora oggi. Le attività investigative furono svolte proprio a cazzo di cane. Non lo volevano trovare. Invece di andare a via Gradoli sono andati a Gradoli paese. La moglie di Moro lo aveva capito subito dopo le prime lettere che il marito era tenuto a Roma. Nelle lettere Moro diceva: “Io sto qui, con la mia sofferenza, io sto qui”, e per qui intendeva sto a Roma”.
E poi non credo che uno possa prendere una persona per strada, caricarla, e nessuno vede nulla. Quella storia fa acqua da tutte le parti.
Vogliamo parlare di Kissinger? Aveva praticamente condannato a morte Moro che non sopportava perché, tra le altre cose, all’epoca prendeva dei farmaci che gli davano sonnolenza, e si addormentava durante le riunioni. Kissinger era un cowboy e avrà pensato: “Questo già vuole fare il governo coi comunisti, poi mi si addormenta davanti. Ma io lo faccio fuori”.

Quali film hai apprezzato di più tra quelli dedicati alla storia di Moro? Piazza delle cinque lune, Buongiorno, Notte? Come li hai vissuti da spettatore?
“Beh insomma, è tutta diversa la faccenda. La fantasia è diversa dalla realtà. Forse Piazza delle cinque lune entra meglio nella verità. Il film di Bellocchio, che io adoro, è più emotivo”.
 
Ti piacerebbe fare un film con lui?
“Moltissimo. Sono sempre sostanzialmente d’accordo con quello che pensa e dice. Poi mi piacciono i suoi film. È un grande maestro. L’ho conosciuto ed è anche simpatico”.
 
Ti piacerebbe far parte di un film sul caso Moro?
“Sì! Che ruolo potrei fare, il terrorista? (ride, ndr). La scorta muore subito, quindi non mi conviene”.
 
Lo faresti nonostante tu abbia vissuto in prima persona quell’episodio?
“Sì. Sono passati molti anni. Non ho incubi in stile Vietnam”.
 
Cosa guardi in televisione?
“Molta informazione. Da quando ho scoperto Sky Tg24, sono capace di stare come un idiota per 40 minuti a guardare sempre le stesse cose che si ripetono. Poi il Tg di La7. Ottimo Mentana! Bella novità, un telegiornale fatto bene. Anche la mattina vedo La7 con Omnibus.
È un buon approfondimento”.
 
Mentana o SkyTg24 rispondono secondo te alla necessità di una informazione più libera?
“Il Tg1 va malissimo. Non si può pensare che la gente sia scema. Ci saranno 4-5 milioni di persone che lo guardano, ma intanto TgLa7 è arrivata a 9 punti di share, prima ne faceva 2. Ha guadagnato 7 punti rosicchiandoli al Tg1 e al Tg5”.
 
Non ti interessano i programmi televisivi?
“Qualcuno lo guardo con la mia famiglia, ma per addormentarmi”.
 
Sei coerente con la teoria di Boris.
“Sì! Guardo anche qualche buon film. Anche se preferisco andare al cinema, ma ho poco tempo. Quando posso, vado”.
Il tempo libero in generale come lo trascorri?
“Con mio figlio. Faccio il padre, è fondamentale. Oppure lo passo sbracato sul divano cercando di dormire”.
 
Leggi libri?
“Come no. Ultimamente non molto perché ho da leggere 6–7 copioni. Mi arrivano in continuazione, anche cose brutte. Però li devo leggere per dare una risposta”.
 
Riesci a ricordare tutti i copioni con facilità?
“Resetto tutto. Addirittura se bisogna rigirare una scena, la devo ristudiare perché la cancello completamente. Quando fai la commedia, la memoria serve, ma spesso si cambia anche in corso d’opera, si improvvisa, la scena vive in modo diverso e gli stessi autori ti propongono il cambio. Bisogna essere agili a cambiare. L’importante è capire il personaggio. Potrebbe essere controproducente imparare troppo bene a memoria. Ci vuole concentrazione, questo è il segreto”.
 
Ti piacerebbe condurre un programma tv?
“Come no!”.
 
Se avessi la possibilità di essere autore di un programma, cosa faresti?
“Qualcosa che possa coniugare il gioco e l’intrattenimento leggero con l’approfondimento di ciò che conosco, col cinema, col mestiere che faccio. Qualcosa del genere”.


l'attimo fuggente, n.17, dicembre 2010

 
03 Febbraio 2011

PINOCCHIOPOLI, ITALIA PAESE DEI BUGIARDI A STUDIO 254 SHOW

In onda domani sera 4 febbraio alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e domenica 6 febbraio alle 17.45 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky)
PINOCCHIOPOLI, ITALIA PAESE DEI BUGIARDI A STUDIO 254 SHOW




Bugie bianche, bugie a fin di bene, mezze verità... L’ha detto la televisione! si ripeteva un tempo, indicando con questo la verità di quello che si andava sostenendo, ma oggi anche nei telegiornali ascoltiamo un giorno una notizia e il giorno dopo il suo esatto contrario. Sono cronache recenti le dichiarazioni confermate e poi smentite della escort Nadia Macrì, in merito all’affaire Ruby, come pure le innumerevoli versioni di Michele Misseri, l’uomo che prima si è dichiarato colpevole dell’omicidio di Sarah Scazzi e poi ha assicurato che la responsabile è la figlia.
E tutti a chiedersi, quale è la verità?
Pinocchiopoli, Italia Paese dei bugiardi è il tema del nuovo appuntamento di Studio 254 Show – trash o qualità? la trasmissione televisiva realizzata dagli studenti dell’accademia di Cesare Lanza, in onda tutti i venerdì alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e la domenica alle 17.45 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky). Come sempre, durante la puntata si confrontano le due squadre di opinionisti presenti in studio, moderati da Viviana Bazzani, Gabriele Marconi e Francesca Lana.
Per accendere la discussione sono state elencate alcune delle più clamorose menzogne venute alla ribalta della cronaca proprio in questi giorni: Macrì e Misseri, come accennavamo prima, ma anche la questione casa di Montecarlo.
La bugia è stata dunque sdoganata? Incisivi ed efficaci gli interventi del prof. Domenico Mazzullo e del giornalista Silvio Sarta, che ha fatto riferimento, in particolare, alle bugie legate al terremoto in Abruzzo.
Al leggio, in uno dei momenti più intimi della trasmissione, Cesare Lanza ha declamato l’incipit di Pinocchio, celeberrimo romanzo di Carlo Collodi.
Non sono mancati infine, come è ormai nello stile del programma, le simpatiche incursioni della ragazza semplice d’Anagni, gli aforismi del trashologo Damocle, i contributi cantati e recitati degli allievi di Studio 254.
Per informazioni scrivere a: info@studio254.it o telefonare ai numeri 06.45434558, 339.2038904.

03-02-11

 
29 Gennaio 2011

STUDIO 254 SHOW: E DOPO BERLUSCONI?

In onda domenica 30 gennaio alle 17.45 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky)
STUDIO 254 SHOW: E DOPO BERLUSCONI?

Berlusconi e la sua corte… non si parla e non si scrive d’altro, in questi giorni su quotidiani, riviste, telegiornali, magazine, blog. Ma anche al bar, con gli amici, la sera a cena. Berlusconi e la sua corte… è uno di quegli argomenti che dividono l’opinione pubblica, la separano con forza perché chi lo accusa non riesce a comprendere nella maniera più assoluta le ragioni di chi lo difende, e viceversa.

E dopo Berlusconi? Cosa accadrà? Dopo tutte le parole dette, le pagine scritte, le intercettazioni carpite, cosa rimarrà?

Se ne parla nel nuovo appuntamento di Studio 254 Show – trash o qualità? la trasmissione televisiva realizzata dagli studenti dell’accademia di Cesare Lanza, in onda tutti i venerdì alle ore 20.30 su Gold Tv Italia e la domenica alle 17.45 su Gold sat (856 e 903 del pacchetto Sky), durante la quale si confronteranno le due squadre di opinionisti presenti in studio, moderati da Viviana Bazzani, Gabriele Marconi e Francesca Lana.

A far partire la discussione, l’intervento telefonico del Premier Berlusconi alla trasmissione L’infedele di Gad Lerner lo scorso lunedì 24 gennaio; trasmissione alla quale ha partecipato come ospite Cesare Lanza che, dunque, ha potuto commentare, in quanto testimone, come realmente si siano svolti i fatti.

Il confronto tra le squadre di opinionisti è stato serrato ed animato, ma come ha specificato lo stesso Lanza, sempre sul filo dell’ironia e, per quel che possibile, della levità.

Non sono mancate infine, come è ormai nello stile del programma, le simpatiche incursioni della ragazza semplice d’Anagni, gli aforismi del trashologo Damocle, i contributi cantati e recitati degli allievi di Studio 254.

Per informazioni scrivere a: info@studio254.it  o telefonare ai numeri 06.45434558, 339.2038904.


29-01-11

 
22 Gennaio 2011

Gli italiani e il bisogno di ridere

Gli italiani e il bisogno di ridere



di Vincenzo Scardapane

Prendendo spunto dall’ultima puntata dello Studio 254 Show in cui abbiamo affrontato il tema della comicità e del clamoroso successo di Checco Zalone al box office, pongo questa domanda: perché in Italia le commedie e la comicità sono di gran lunga il genere preferito dagli italiani?

Nonostante sia stato surclassato da “Che bella giornata” con i suoi 31 milioni di euro e più, il solito cinepanettone continua ad incassare tanto, più di 18 milioni di euro, e viene anticipato in classifica da Aldo, Giovanni e Giacomo con “La banda dei babbi Natale”  che ha guadagnato più di 21 milioni di euro (tutti i dati sono aggiornati al 16 gennaio). Nove film su dieci in classifica sono commedie. Forse mai come in questo periodo storico, in Italia si avverte la necessità di staccare la spina dalle esasperazioni a cui la vita costringe i più e dalle difficoltà socio-economiche. Cosa potrebbe esserci di meglio che farsi quattro risate? I tre film che ho citato hanno come protagonisti tutti personaggi che provengono dal piccolo schermo. Checco Zalone è un “figlio” di Zelig, il trio milanese proviene dagli anni d’oro della Gialappa’s Band e, last and the least,  il cast di “Natale in Sudafrica” è un agglomerato di volti nazional-popolari con l’immancabile ormai Belen, che proprio bene a De Laurentiis non ha portato.

Zalone ha incassato più de “La vita è bella”. Prima domanda: è proprio vero, oppure oggi il biglietto del cinema costa di più rispetto che nel 1997? Si tratta ad ogni modo di un successo meritato?

A differenza di tanti che parlano con pregiudizio, io il film l’ho visto. E devo ammettere che mi è piaciuto molto. E’ prodotto da Pietro Valsecchi, capo della Taodue, lo stesso che ha fatto il successo di tante serie come “Distretto di Polizia”, “Ris” e vari film-tv sulla mafia. Valsecchi è un produttore con gran fiuto, non a caso ora potrà produrre nuovi talenti con i proventi del film di Zalone.

E’ molto interessante la costruzione della sceneggiatura. C’è una macro-trama molto semplice: due terroristi islamici, fratello e sorella, vogliono far esplodere la Madonnina a Milano per vendicare la morte dei genitori e individuano in Zalone, responsabile della sicurezza, il pollo da fregare per arrivare a tale scopo. E’ così che lei fingerà interesse per lui, sempliciotto terrone ignorante.

La grande capacità nella scrittura, il segreto del successo del film, è a mio avviso, il riuscire a creare una gag in ogni scena. Nel senso che ogni scena, se fosse estrapolata dal film, riuscirebbe ad essere esauriente e stimolerebbe la risata. La battuta non arriva mai nella scena successiva, ma è inscatolata nello stesso ciak. Potrebbe sembrare una cosa da poco. In realtà tale tecnica è sopraffina e di difficile costruzione. Trattasi della stessa tecnica utilizzata in “Cado dalle nubi”, primo film di Zalone, ricordiamo anch’esso di gran successo.

Siamo certamente davanti ad un film molto televisivo. Anzi è proprio al confine tra film per la tivù e per il cinema.

In conclusione, non credo che possiamo cercare un paragone dal punto di vista artistico tra “La vita è bella” di Benigni e “Che bella giornata” di Zalone. Sarebbe come chiedersi: è meglio “Il nome della Rosa” oppure “3 Metri sopra il cielo”?. Non saprei dove cercare i dati di vendita, ma non mi stupirei assolutamente se Moccia avesse incassato più di Eco.

Resta comunque doverosa una risposta alla domanda iniziale: è proprio vero, dunque, che in questo momento in cui la sfiducia nelle istituzioni regna più della causa stessa di essa, gli italiani hanno proprio bisogno viscerale di ridere?

VASTOWEB, 22-01-11
 
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